Due dozzine di rose scarlatte


Data / Ora
23/02/2019
10:00

Luogo
CineTeatro AURORA

Categorie



Due dozzine di rose scarlatte di Aldo De Benedetti

Compagnia teatrale: Piccola Bottega dell’Arte


Trama

Scritto nel 1936 da Aldo De Benedetti per Vittorio De Sica e Giuditta Rissone, “Due dozzine di rose scarlatte” è una di quelle pièce argute ed eleganti in cui il gioco delle coppie si mostra come un imprescindibile motore narrativo, un testo umoristico e brillante che funziona da più di settant’anni e che è uno dei più rappresentati in Italia.In un matrimonio fin troppo fedele, la moglie – forse trascurata – comincia a sentire voglia di evasione e organizza un viaggio da sola, il marito – complice l’amico avvocato – ne approfitta per tentare di avvicinare una bella contessa inviando due dozzine di rose scarlatte con lo pseudonimo mistero. Ma il mazzo per errore arriverà alla moglie. Da questo equivoco si sviluppa una storia parallela sul desiderio e la necessità di sognare, un percorso iniziatico che ci fa riflettere sorridendo sulle nostre debolezze.
Una storia che parla di uomini e donne con le loro debolezze, i loro vezzi, le loro idiosincrasie. Il fascino di questa commedia, giocata da tre (più uno) personaggi straordinariamente disegnati, risiede nella sua leggerezza, nel linguaggio dinamico ed effervescente, nella trama mai superficiale, nel gioco degli equivoci, condotto con raffinata abilità. Un testo brillante e divertente, ma che nasconde quell’infelicità e quell’insoddisfazione che spesso accompagnano l’essere umano costringendolo ad una vita claustrofobica e stagnante, in attesa che, prima o poi, arrivi qualcosa di nuovo a riaccendere una scintilla di vita, magari… due dozzine di rose scarlatte.

Fonte: Due dozzine di rose scarlatte – Teatro Prati



Due dozzine di rose scarlatte

Commedia in tre atti di Aldo De Benedetti

PERSONAGGI:
Marina Verani
Alberto Verani
Tommaso Savelli
Rosina
A Roma – Oggi.

ATTO PRIMO

Un salotto-studio arredato con sobria semplicità. A destra, in primo piano, una porta e, in fondo, una finestra. A sinistra un’altra porta e, verso il fondo, una parete obliqua su cui si apre un’arcata da cui si passa nella sala da pranzo. Nella parete di fondo un’ampia porta-finestra da cui si passa su una terrazza che comunica, per mezzo di una scalinata invisibile, col giardino sottostante. A destra una scrivania col telefono e, lungo la parete, fra la porta e la finestra, una piccola libreria. A sinistra un divano, delle poltrone e una tavola bassa con giornali, riviste, scatole per sigarette, ecc. In fondo un piccolo mobile-bar e all’angolo di destra una radio.

(Al levarsi del sipario la scena è deserta. Entra dopo qualche istante Tommaso Savelli (trentacinque anni, un po’ miope, ordinato, meticoloso, preciso). Si ferma indeciso sulla soglia della porta in fondo col cappello in mano, guardandosi intorno).

TOMMASO E’ permesso?… E’ permesso?… C’è nessuno?… (poiché nessuno risponde avanza esitando, si avvicina alla porta di destra e all’arco di sinistra sempre chiamando) E’ permesso?… C’è nessuno?… C’è nessuno?… (esce da sinistra. Si ode ancora la sua voce che chiama. Rientra, torna presso la porta di destra chiamando ancora. Rassegnato posa su una sedia il soprabito e il cappello, trae di tasca delle carte, sede in una poltrona e comincia ad esaminarle. Dopo qualche istante si ode squillare il campanello del telefono. Tommaso si volge a guardare verso l’apparecchio borbottando fra sé) Speriamo che almeno adesso scappi fuori qualcuno!… (Il telefono continua a squillare a brevi intervalli. Tommaso, dopo aver atteso un poco si decide a rispondere al telefono) Pronto… Casa Verani… Non lo so!… Credo che non ci sia nessuno!… Come? Le ho detto che non lo so!… Ma io non posso!… Come?… Cosa vuole che mi metta a girar tutta la casa!… Se non rispondono vuol dire che non ci sono. Ma le ho detto che non lo so!… Oh! Santo Dio!… Ma io non sono mica… No… vede, io sono qui  per… Come?… Oh, scusi, come si permette?… Senta, senta… Lei è una signora e io non posso risponderle come merita, ma però le faccio osservare che… (vedendo apparire da sinistra Marina) Oh… buongiorno, signora…
MARINA Buongiorno, Savelli… Faccia… faccia pure.
TOMMASO Veramente… è per lei. C’e una specie di virago…
MARINA (prendendo il ricevitore) Una virago?… Pronto… Chi parla?… Ah!… Sei tu, Clara?… (a Tommaso) E’ mia cugina… (telefonando) Come?… Era l’avvocato Savelli… un amico di mio marito… Come dici?… (ride) Ma no… no, poveretto!… Che?… (ride ancora) Oh, senti… sei terribile tu!… Sì, si… capisco… Beh… passa a prendermi… Sì… fra un quarto d’ora!… A fra poco!… Ciao… (riattacca il ricevitore) Abbia pazienza, Savelli, devo fare un’altra telefonata… (cerca il numero sul libro degli abbonati).
TOMMASO Un po’ impertinente sa, quella sua cugina!…
MARINA Tanto simpatica… La conosce?
TOMMASO No… ho avuto solo occasione di sentirla!… (accenna al telefono) Ah!… A proposito… guardi che il campanello del cancello non funziona.

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